di Pietro TORRE
A raccontare questa storia fu un’anziana cugina di mio padre tanti anni fa; essa dovrebbe far parte della cronaca di Milazzo, ma col tempo è finita nell’oblio, come chissà quante altre! Me ne sono però ricordato io e, benché non ci sia poi un grande mistero, fatti del genere ne sono accaduti tanti, è stata una di quelle vicende che a suo tempo ebbe il suo clamore e destò meraviglia.
Siamo nel 1946, sono ancora fresche le ferite della recente guerra e dei suoi dolorosi risvolti economici in un’area, come la nostra, piena di tanta povertà, spesso nascosta dietro ostentate apparenze.
Ad una famiglia di ben 7 figli, tutti ormai adulti, venne data una ferale notizia: il male di cui da tempo soffriva la mamma, purtroppo, era incurabile: si tentò un intervento chirurgico, ma i medici in ospedale, a Messina, lasciarono tutto intatto perché se ne sarebbe solo accelerata la fine. Le fu dato sì e no, un mese di vita.
Passato il primo momento di sgomento, si pensò di trovare un posto in cimitero per una degna sistemazione. La famiglia, un tempo benestante, possedeva un sepolcreto ben tenuto con una ventina di posti per grandi, una decina per i piccoli (a quel tempo ne morivano tanti!) ed un ossario. Ma il sepolcreto era pieno, anche perché alcuni posti erano stati venduti per bisogno. Come fare?
Si prese l’incarico di risolvere la questione la penultima delle figlie, la quale ebbe l’idea di riesumare la sepoltura più antica, raccogliere i resti in un contenitore ermetico emetterlo nell’ossario, ancora non usato. Si scelse una nonna defunta da una trentina di anni. Fatte le dovute richieste all’autorità competente, una mattina due operai e due messi comunali, accompagnati dall’interessata, procedettero a disseppellire la morta.
Ma, quale non fu lo stupore nel momento in cui, aperta la bara, si trovò, fra le lenzuola ancora candide e una ben ricamata camicia da notte, un cadavere quasi intatto! Non sembrava che fossero trascorsi trent’anni, ma appena qualche giorno. In pratica una mummia, ma non incartapecorita e ingiallita, ma morbida, rosea, uno spettacolo!
La voce corse per il paese come un fulmine e tutta Milazzo, dico tutta, si recò al cimitero a vedere il prodigio. Un grosso rosario spiccava fra le mani della defunta e si disse che era una santa perché solo questi godono del beneficio divino dell’incorruttibilità del corpo; vennero persino i Padri Cappuccini dell’Immacolata a vederla ed impartire la benedizione!
Alla signora che fece fare la riesumazione toccò rifare le casse di nuovo e per fortuna trovò la comprensione delle autorità e le abili mani di un maestro di falegnameria che in qualche modo riordinò la bara. Si dice comunque che dopo qualche giorno, forse per l’esposizione improvvisa all’aria aperta, il cadavere aveva cominciato a deteriorarsi.
Ma la cosa fu a lungo oggetto di chiacchiere e dei più disparati commenti nel paese.
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